Men are silhouetted against a video screen with Apple and Samsung logos as he poses with Samsung S3 and Samsung S4 smartphones in this photo illustration taken in the central Bosnian town of Zenica, August 14, 2013. REUTERS/Dado Ruvic (BOSNIA AND HERZEGOVINA - Tags: BUSINESS TELECOMS) - RTX12L6W

Nonostante l'accordo transattivo raggiunto qualche mese fa sulla delicata questione della violazione dei brevetti di Apple da parte di Samsung (che avrebbe dovuto versare alla rivale ben $548 milioni a titolo di risarcimento danni), le due società non hanno intenzione di seppellire l'ascia di guerra. Infatti, all'atto della stipula dell'atto di transazione, l'azienda coreana si è riservata il diritto di ricorrere alla Suprema Corte per chiedere la revisione delle motivazioni alla base della sentenza di condanna (peraltro confermata in appello), ritenendo che le Corti inferiori abbiano applicato i principi regolatori della normativa sui brevetti in maniera non corretta. Apple, dal canto suo, ha replicato sostenendo che la vicenda può considerarsi chiusa e che, quindi, la Corte Suprema degli Stati Uniti può anche non pronunciarsi sulla riforma della sentenza. Infatti, secondo gli avvocati di Cupertino, le deduzioni di Samsung non sarebbero così importanti da poter giustificare l'avvio del procedimento di terzo grado. Samsung, ovviamente, ha replicato sostenendo che qualora l'interpretazione della normativa data dai due precedenti Tribunali dovesse essere confermata, le ripercussioni sul piano dell'innovazione tecnologica potrebbero essere devastanti, tanto da frenare il mercato americano. In attesa di una pronuncia della Corte Suprema (quanto meno sull'ammissibilità del ricorso proposto da Samsung), giova ricordare che proprio ieri per la stessa normativa sulla tutela della proprietà intellettuale Apple è stata condannata a risarcire il danno per la violazione dei brevetti di VirnetX. La legge, insomma, è uguale per tutti.