Non è la prima volta che ci occupiamo della questione patent troll, e cioè di quelle società costituite al solo scopo di trarre profitto dalla registrazione o acquisto di proprietà industriali che potrebbero essere sviluppate e prodotte da altre aziende in futuro. Non di rado infatti accade che aziende quali Apple, Google o Microsoft, per citarne alcune, incorrano in dispute legali del genere e siano costrette a risarcimenti milionari.

iMessage

La casa di Cupertino deve affrontare da alcuni anni una causa contro la società texana VirnetX per brevetti legati alle connessioni VPN utilizzate in FaceTime e iMessage. Contro ogni previsione, lo scorso febbraio la sentenza della Corte di primo grado condannava Apple ad un risarcimento di 625 milioni di dollari. I legali di Cupertino immediatamente hanno proposto appello contestando l’incompetenza territoriale della Corte, l’inadeguatezza della stessa a decidere la controversia e l’insufficienza delle prove fornite dalla controparte. A tutto ciò Apple ha aggiunto che i brevetti oggetto della contestazione sono stati recentemente dichiarati invalidi dallo U.S. Patent and Trademark Office, quindi nessun risarcimento può essere basato su di essi.

VirnetX, tuttavia, non ha intenzione di subire passivamente le difese di Apple e rilancia chiedendo un ulteriore importo di 190 milioni di dollari perché l’utilizzo delle tecnologie non si è interrotto; a tal proposito, come riporta 9to5mac, domanda anche l’immediato blocco di FaceTime e iMessage. Pur non potendo entrare nel dettaglio dei documenti processuali, la questione sembra delicata dato che, come abbiamo riportato in un precedente articolo sulla vicenda, le Corti del Texas si sono in passato dimostrate propensi nell’accettare le richieste dei patent troll "locali", anche a svantaggio del colosso tecnologico di turno. Probabilmente, sarà solo con il successivo ricorso alla Corte Suprema che Apple potrà aver ragione delle pretese dell'azienda texana.