Apple tiene molto alla soddisfazione dei propri clienti e il suo servizio post vendita è migliore di quello della maggior parte delle aziende. Questo non vale solo per i prodotti fisici ma anche con la vendita di software nell'App Store. La società di Cupertino permette infatti di richiedere un rimborso per qualsiasi app acquistata, andando sulla pagina reportaproblem.apple.com e seguendo le istruzioni. Dal 2014 inoltre, nel rispetto della normativa europea, il rimborso avviene in via del tutto automatica se richiesto entro 14 giorni dalla data di acquisto. Chi ha effettuato almeno una volta questa procedura sa bene che l'app dopo essere stata rimborsata rimane comunque al suo posto nei nostri dispositivi e continuerà a funzionare correttamente.

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Proprio per questa ragione, come segnala MacRumors, alcune sotware house di videogiochi coreane hanno dichiarato di stare adottando delle contromisure, cercando di tracciare autonomamente gli utenti che sono un po' troppo avvezzi alla pratica di richiesta di rimborso. Apple infatti, a differenza di quanto fa Google, non fornisce alle software house informazioni sugli utenti che hanno una storia ricca di richieste di questo genere. Insomma da una parte esiste il diritto del consumatore a richiedere un rimborso per un prodotto non aderente alle sue aspettative, dall'altra la garanzia per gli sviluppatori che non ci si approfitti di questo diritto in modo poco onesto. Forse la soluzione sarebbe quella di inserire un sistema di controllo attraverso cui si certifichi che l'app in uso abbia una licenza valida e non sia stata soggetta a rimborsi. In questo caso sarebbe possibile procedere alla disattivazione dell'app da remoto a tutti quegli utenti non abbastanza onesti da eliminare l'app autonomamente.