Il Mac più economico e conveniente mai realizzato da Apple. Così il 10 gennaio 2005, alla conferenza annuale MacWorld, Steve Jobs introdusse al mondo il Mac mini. Una scatola compatta, con hardware non di fascia alta (proveniva dagli iBook) ma comunque più che sufficiente all'uso domestico o di produttività da ufficio. Il prezzo era un altro elemento molto interessante, soli 499 €. L'obiettivo dichiarato era quello di conquistare una parte di utenza PC che altrimenti non avrebbe mai considerato il cambio di piattaforma. Se si disponeva già di monitor, tastiera e mouse, bastava collegarli al Mac mini e i giochi erano fatti: niente spese aggiuntive per le periferiche principali. Anche se non nella portata in cui forse sperava la mela, il più piccolo Mac desktop della gamma ha fatto il suo dovere nel conquistare numerosi switcher.

Negli anni ha conosciuto varie evoluzioni, dapprima il passaggio da PowerPC ad Intel e poi un vistoso redesign che ha permesso al Mac mini di ottenere sia uno stile più in linea con gli altri computer di Cupertino sia una compattezza ancor maggiore. Si può dire che per lungo tempo Apple ci abbia creduto, proponendolo per svariato tempo addirittura in una variante Server. È stato il secondo Mac, dopo il MacBook Air, a salutare il SuperDrive, nel 2011 (MacBook Pro e iMac lo faranno invece l'anno dopo). A livello di prezzi è stato un po' sulle montagne russe, prima di assestarsi sugli attuali 569 €, ma in generale è sempre rimasto il punto d'ingresso in macOS.

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Le cose sono iniziate a cambiare dopo ottobre 2012. Gli aggiornamenti che si susseguivano con cadenza annuale (a parte tra il 2007 e il 2009) s'interruppero, lasciando il Mac mini attendere per due anni esatti prima di ricevere hardware al passo coi tempi. Ed è da ottobre 2014 che attende di nuovo il suo turno, mentre tutti gli altri Mac vengono periodicamente aggiornati: persino il MacBook Air è stato aggiornato, seppur molto leggermente, lo scorso giugno. La Buyers' Guide di MacRumors è impietosa, segnando il superamento di quota 1.000 giorni. 1.002, per la precisione, se lo state leggendo ora; 1.003 o 1.004 se lo leggerete domani o dopo domani. Il tempo scorre inesorabile. Oltre due anni e mezzo, col record del Mac Pro nero non troppo lontano in vista. Esso si è fermato a 1.202 giorni, da dicembre 2013 ad aprile di quest'anno, quando ha ricevuto uno speed bump in attesa del nuovo modello previsto per il 2018.

Cercare di capire come mai il Mac mini sia stato apparentemente abbandonato al suo destino è difficile. Potrebbe non rientrare più nei piani di Apple in un'ottica di semplificazione della gamma: ma se fosse così, perché non ritirarlo dal mercato, visto quanto ormai risulta datato? Certo, sulla carta lo stesso discorso si applicherebbe al MacBook Air, salvo il fatto che quest'ultimo vende ancora parecchio e sarebbe un autogol da parte di Apple privarsene finché il momento rimane favorevole. Non si avverte un analogo scenario attorno al mini, invece. Si può pure escludere l'eventualità che sia d'intralcio agli iPad, e quindi meritevole di abbandono. Benché Apple punti effettivamente sugli iPad per contrastare Windows nella fascia attorno ai 1.000 €, il discorso si applica perlopiù ai portatili e ai 2-in-1, non ai computer desktop. A ciò aggiungiamo la differente esperienza d'uso tra iOS e macOS, con capacità che rimangono ancora esclusive del secondo. Almeno per adesso, la vera ragione sulla quale si basa il continuo tralascio dei Mac mini dai refresh hardware è nota solo ad Apple.

Può essere che alla fine venga silenziosamente dismesso, oppure che venga rilanciato. È qui che si dividono pure i pareri di coloro che osservano la situazione del Mac "cucciolo", tra chi spera sempre in un nuovo modello e chi auspica piuttosto in una morte dignitosa. L'hardware non mancherebbe, potrebbero usare il MacBook come base e cogliere pure l'occasione per una nuova rinfrescata estetica, rendendolo ancor più compatto (il che riprenderebbe l'idea del nostro concept di Mac nano). Ancor più interessante sarebbe l'uso da parte di Apple per tastare le acque in ottica di una transizione ad ARM anche per i Mac non di fascia Pro: le prestazioni degli A10 sono molto elevate, riuscendo a giocarsela persino con alcuni tradizionali processori desktop odierni. Perché non metterli alla prova con la versione completa di macOS e non solo col suo derivato alleggerito? Le idee non mancherebbero, per rivitalizzare un modello storico e restituirgli il suo compito di dare il benvenuto al mondo Mac. La decisione sul suo destino è però tutta nelle mani di Tim Cook.