Una delle ragioni per cui l'iPhone ha parecchi estimatori è anche il suo supporto longevo: acquistando un 6s oggi si può pensare con ragionevolezza di vedervi girare iOS 14 (2020, considerando un regime annuale di rilasci), mentre un Galaxy S8 potrebbe non andare oltre Android P (2018; il colosso coreano sinora ha garantito ai suoi flagship massimo due rilasci successivi alla versione di lancio). Al tempo stesso, però, Apple è stata spesso oggetto di controversie riguardo le sue politiche di riparazione. Parliamo delle vicissitudini relative all'Apple Care, ma pure alla costruzione dei dispositivi ben poco adatti agli interventi fai-da-te. Questioni che, va detto, non riguardano solo l'azienda di Cupertino ma si può dire la grande maggioranza dei produttori di apparecchiature elettroniche, ormai. Il tutto è finito sotto la lente d'ingrandimento dell'Unione Europea, che sta preparando misure atte a combattere la cosiddetta obsolescenza programmata.

Non si parla ancora di vere e proprie leggi, perlopiù di raccomandazioni da parte del Parlamento di Bruxelles. Si sta valutando innanzitutto di stabilire un criterio definito di "resistenza minima", che vada sostanzialmente a fornire un arco temporale in cui di norma il consumatore potrà aspettarsi un'esperienza d'uso priva di guasti. Viene poi indicata la concessione di estensioni di garanzia per compensare interventi di riparazione che durino oltre il mese. I singoli membri dell'Unione Europea verranno incoraggiati a fornire incentivi sia per i fornitori di assistenza tecnica sia per il mercato dell'usato, aumentando la vita utile dei prodotti. L'assistenza potrà essere data anche da entità indipendenti, al di fuori del circuito ufficiale previsto dal produttore e per agevolarle ulteriormente alcuni componenti, a partire dalla batteria, dovranno essere rimovibili, con ricambi disponibili a prezzi equi. Infine, sarà studiata una definizione comunitaria di obsolescenza programmata, predisponendo verifiche sui dispositivi e possibili sanzioni per chi non risulterà conforme. L'obiettivo finale è quello di dotare ogni congegno di una scheda che ne attesti tanto il minimo ciclo vitale quanto il livello di riparabilità.

L'iniziativa in sé è apprezzabile e va ad affrontare non solo i già menzionati discorsi ad inizio articolo sulla possibilità di riparazioni in proprio o non per forza col servizio tecnico scelto dal produttore, ma pure quello dell'effettiva longevità. Non di rado si sente parlare, in casa ma anche fuori, di come i vecchi prodotti fossero considerati più durevoli rispetto a quelli attuali. Certo, altri tempi e minori tecnologie, tuttavia la percezione che la qualità della componentistica sia complessivamente andata un po' al ribasso c'è. Detto questo, però, risulta alquanto difficile pensare che possa tramutarsi in realtà l'idea di cicli vitali già stabiliti all'origine. Si tratterebbe innanzitutto di un valore medio, che verrebbe per forza condizionato dagli eventuali difetti produttivi, sia delle singole unità sia a monte: il Galaxy Note 7 ne è un esempio. Se Samsung avesse dichiarato una determinata resistenza minima, si sarebbe aggiunta un'ulteriore brutta figura a quelle purtroppo già occorse. Un'altra potenziale utopia è quella relativa ai componenti rimovibili. Sarebbe fattibile solo cessando la corsa sfrenata alla miniaturizzazione, ma occorrerebbe innanzitutto convincere gli utenti a non sostenere negli acquisti tale fenomeno. Inoltre, le raccomandazioni dell'UE offrono già una possibile scappatoia: se ci fossero motivi di sicurezza l'obbligo del rimovibile decadrebbe. Ed è certo che Apple, Huawei, Samsung e le altre farebbero in modo di trovarli.

Più in generale, il dispiacere è nel non aver letto alcunché di preciso riguardo all'obsolescenza di tipo software. Lo squilibrio di trattamento che si vede tra il mondo iOS e quello Android è eccessivo: molti modelli col robottino verde nascono e muoiono insieme alla versione di fabbrica. Se va bene, si può beneficiare di uno o due aggiornamenti grandi, ma le tempistiche spesso non aiutano, finendo magari per ricevere l'update quando una nuova versione del sistema è già all'orizzonte. D'altro canto, bisogna anche vedere in quale stato arrivano i dispositivi all'aggiornamento. Lode ad Apple per i tanti anni garantiti, ma i possessori di iPhone 4s passati a iOS 9, visti i rallentamenti, forse avrebbero preferito fermarsi all'ottava versione. Viceversa, chi ha un Nexus 5 avrebbe apprezzato ricevere Nougat su un terminale tecnicamente più che in grado di supportarlo. Sarebbe stato interessante dunque leggere delle raccomandazioni sul supporto software minimo da fornire ad ogni smartphone/tablet, con qualche eventuale distinzione in base alla fascia di mercato, e sulla necessità di commisurare i rilasci alle capacità hardware, con un occhio soprattutto a tenerli in sicurezza. Chissà che non ci riflettano in caso di sviluppi ulteriori dell'iniziativa europea.