Apple dismette l’iPod touch: la storica famiglia di prodotti si ritira definitivamente dalle scene

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Il 23 ottobre 2001 fu una data storica per Apple. Non solo significò il suo ingresso in quello che era un nuovo mercato per lei, ma anche la ripresa definitiva di Apple e il ritorno alla diversificazione rispetto la vendita di soli computer, su cui Steve Jobs si concentrò subito dopo il ritorno per rilanciare le sorti dell’azienda di Cupertino, dismettendo il resto non ritenuto essenziale (il controverso PDA Newton, ad esempio, fu una vittima illustre della profonda ristrutturazione nel 1997-98). L’iPod fece però ancora di più: insieme ad iTunes, all’iconica clickwheel e alle altrettanto iconiche cuffiette bianche protagoniste di vari spot, stravolse una categoria dominata sino ad allora da grossi, antiestetici e limitati lettori MP3 ed espanse sensibilmente il bacino d’utenza per Apple, creando le basi del colosso che conosciamo oggi.

Senza questo dispositivo e le sue successive evoluzioni, forse Apple non avrebbe avuto la sicurezza sufficiente a creare dapprima uno smartphone, poi un tablet ed infine uno smartwatch. Quegli stessi prodotti che probabilmente hanno sancito il fato odierno. Con un comunicato stampa, Apple ha infatti annunciato la dismissione anche dell’ultimo superstite della gamma iPod, il touch. Non è stato ancora del tutto ritirato dalla vendita: lo resterà sino ad esaurimento scorte. Difficile ne siano rimaste così tante a livello globale, presumendo la produzione sia già stata interrotta da un po’ in previsione, dunque si tratterà al più di qualche settimana prima di completare il congedo.

Da un lato, si può dire che era solo questione di tempo. A parte alcuni fantasiosi rumor poco convincenti, Apple non sembrava dare intenzioni di proseguire la serie con ulteriori aggiornamenti hardware dopo quello del 2019, di suo avvenuto senza troppe fanfare. Con un SoC ancora buono ma ormai anziano, l’A10 Fusion, e il piccolo schermo da 4″, anacronistico nella gamma Apple, ogni giorno di permanenza in vendita sembrava più il prolungamento di uno stato vegetativo irreversibile. Dall’altro, al di là di come dalla California condiscono la storia nel loro comunicato, si è perso un tassello entry-level nella gamma iOS, di quelli che permetteva di dare un buon assaggio all’ecosistema (l’iPod touch negli anni si è fatto valere non solo sul fronte multimediale, ma anche come piccola e potente console da gioco alla bisogna) senza necessariamente ricorrere all’usato. Commercialmente il posto viene in parte preso dall’iPad base da 10,2″, a partire da 389€, e dall’HomePod mini, 99€. In parte perché nessuno dei due ha le stesse vocazioni di mobilità del piccolo iPod touch. L’iPad mini avrebbe già più carte in regola per soddisfare tale requisito, ma partendo da 559€ è in una fascia economica troppo distante dal prodotto protagonista di questo articolo. In sostanza, nessuno dei potenziali sostituti è adatto allo scopo.

Meglio allora puntare ad un iPhone SE usato. Ecco, a maggior ragione in vista di questa dismissione, viene da domandarsi se come erede spirituale e commerciale non avrebbe avuto senso mantenere in gamma nel nuovo anche SE 2020 ad un prezzo ribassato, attorno ai 349-399€ (sempre lontani dai circa 250 del touch base, ma con pazienza e fiuto le buone occasioni sotto lo street price si sarebbero trovate), fianco a fianco con SE 2022 nella fascia superiore e contrassegnato da un suffisso distintivo, come 5G o Plus. Certo, le potenziali obiezioni non mancherebbero. Già l’iPod touch difficilmente conosceva ormai grossi volumi di vendita, magari l’iPhone SE 2020 come sostituto avrebbe fatto meglio ma non così tanto da giustificare la mossa per Apple. Può darsi che avrebbe persino danneggiato le vendite della nuova versione 2022, anche se tendenzialmente la storia ha dimostrato che i vari modelli nella lineup convivono bene senza pestarsi troppo i piedi tra loro. Eppure, credo che il rischio sarebbe valso la pena. Non lo saprò e non lo sapremo mai. Probabilmente Apple stessa nemmeno sente più di tanto il peso di aver tolto un’opzione d’ingresso nella gamma. Alla fine, benché non lo citino nel comunicato, per i soli scopi musicali si può pure considerare uno smartphone Android su cui installare Apple Music, il che consentirebbe all’azienda di coprire ancora l’entry-level sotto una diversa forma, puntando al software/servizio invece che all’hardware.

C’è infine un indizio che potrebbe arrivare da questa dismissione, su cui vale la pena soffermarsi un attimo. Riguarda iOS 16, la prossima versione di cui attendiamo di conoscere le novità alla WWDC 2022 di giugno. La mossa odierna potrebbe suggerire che l’iPod touch sarà uno dei dispositivi destinati a non ricevere più ulteriori aggiornamenti, perlomeno di tipo major. I precedenti a sostegno di questa tesi ci sono:

  • 2014: il 30 maggio di quell’anno cessano le vendite della quarta generazione di iPod touch, lasciando in vendita solo la quinta; qualche settimana dopo, alla WWDC l’iPod touch 4th gen viene lasciato fuori dai dispositivi supportati da iOS 7, con la scarsa RAM a costituire la colpevole più probabile (a parità di SoC A4 e schermo, l’iPod disponeva di 256 MB contro i 512 dell’iPhone 4, che infatti ricevette la nuova versione)
  • 2019: il 28 maggio di quell’anno cessano le vendite della sesta generazione di iPod touch, col debutto della settima, proprio quella che oggi termina la sua corsa; alla WWDC di giugno il touch 6th gen resta fuori dall’elenco di iOS 13, anche stavolta molto probabilmente a causa della poca RAM (1 GB, come iPhone 5s e 6, anch’essi finiti sotto i colpi della falce di Craig Federighi)

Quest’anno potrebbe quindi ripetersi lo stesso scenario. Ma sarà ancora la memoria a sedersi al banco degli imputati? Stavolta credo di no: 2 GB sono ancora più che sufficienti e li si ritrovano pure in un dispositivo come l’iPhone 8 base che col suo SoC A11 Bionic è al 99% improbabile verrà lasciato fuori da iOS 16. Anche il SoC stesso non sembra essere una discriminante qui, visto che nonostante l’età l’A10 Fusion sa ancora dire il fatto suo e significherebbe non solo lasciare fuori iPhone 7 e 7 Plus, ma pure due generazioni non troppo vecchie di iPad sul versante iPadOS (per non parlare dei modelli con A10X) – se l’A9 è arrivato dalle sue origini ad accumulare circa 7 anni di supporto pieno, non si vedono motivi affinché il suo successore non meriti lo stesso trattamento. Verosimilmente qui sarà lo schermo a far tirare fuori il cartellino rosso: l’iPod touch era ormai rimasto l’ultimo ad usare lo schermo da 4″, dopo la dismissione dell’iPhone SE di prima generazione avvenuta a settembre 2018. Quest’ultimo verrà forse dismesso anche per il SoC A9 insieme agli altri prodotti che ne fanno uso, ma visto il punto in comune ci sta pensare che Apple abbia scelto anche di non proseguire il supporto per display lontani per dimensioni dagli odierni e poco graditi agli sviluppatori, costretti a tenerne conto nelle loro app, con tutti i limiti che ne conseguono nel disporre gli elementi dell’interfaccia.

Ma ci siamo, anzi, mi sono addentrato sin troppo nelle ipotesi. Meglio tornare all’unico fatto certo, ossia che oggi si chiude un’era, forse con cerimonie inferiori a quelle che avrebbe dovuto avere vista l’importanza rivestita (del resto, però, lo scorso anno Apple non si è spesa granché nemmeno per ricordare il ventennale dal primo lancio). Un’era che, come già detto all’inizio, ha contribuito a renderla la Apple del 2022. I suoi compiti l’iPod li ha svolti egregiamente fino alla fine e si è assicurato un posto perenne tanto nella storia di Apple quanto della tecnologia in generale.

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Giovanni "il Razziatore"

Deputy - Ho a che fare con i computer da quando avevo 7 anni. Uso quotidianamente OS X dal 2011, ma non ho abbandonato Windows. Su mobile Android come principale e iOS su iPad. Scrivo su quasi tutto ciò che riguarda la tecnologia.

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