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È da un po’ che non scrivo nulla – in generale, cambiamenti lavorativi avvenuti nel corso degli ultimi due anni (incluso un cambio d’azienda) e tuttora in corso richiedono energie che non posso più dedicare alla scrittura. Ma questo mi va bene: ho avuto piacere a fare articoli e riflessioni finché ho potuto, qualcosa è riuscita meglio di altre, forse con una diversa scelta nel mio percorso di studi avrei avuto altre opportunità anche in questo ambito, però è inutile piangere sul latte versato. La vita è fatta di scelte, a volte si azzecca, a volte si sbaglia. Veniamo al dunque: perché scrivo questo? Perché mi risveglio improvvisamente (e temporaneamente) dal lungo torpore? Non per parlare di me, tranquilli, anche considerando che sarebbe noioso farlo. Tuttavia è una scelta, consapevole o meno, quella che mi sta spingendo ad una riflessione, in parte ispirata da quella pubblicata su 9to5Mac. Una scelta che sta compiendo Apple.

Gran parte delle attenzioni del mondo Apple sono concentrate su un prodotto tanto atteso e tanto chiacchierato da anni: i visori in realtà mista (aumentata e virtuale). Non fosse altro per dare soddisfazione al povero Mark Gurman che continua su Bloomberg a sgolarsi metaforicamente a riguardo. È fuor di dubbio che dal punto di vista tecnico sarà interessante vedere cosa potrebbero presentare alla WWDC 2023, anche perché si prospetta un dispositivo abbastanza fuori dalla comfort zone di Apple, che normalmente mira al segmento premium nel posizionamento e nell’esperienza d’uso, ma con prodotti potenzialmente in grado di generare altissimi volumi di vendita, cosa che invece non ci si aspetta dai visori (almeno non nei primissimi anni).

A livello personale, sulla realtà mista ho un’opinione contrastante. Ha tante potenzialità, che sta già dimostrando quando messa all’opera nei contesti giusti: la medicina è dove vengono descritti più sovente esempi, ma penso pure a cose più vicine al consumer come esperienze di vendita arricchite da elementi in realtà aumentata o di visita a luoghi d’interesse. Già con iPhone e iPad ci sono occasioni interessanti per sperimentarla. Vedermi, o vedere persone ad indossare un visore per buona parte della giornata, anche durante situazioni che si svolgono bene senza? Sono un po’ scettico che la realtà mista, ancor più quella virtuale, possa avere una presa generalista. Tuttavia Apple ha tempo e possibilità per convincermi a riguardo, e se non riesce con me non ha importanza, basta che lo faccia con la maggior parte dell’utenza cui si rivolgerà.

Ma non è la scelta di puntare sui visori a preoccuparmi. È quella di trascurare da ormai tanto tempo un ambito dove di fatto era stata pressoché pioniera: l’intelligenza artificiale. Una decisione che voglio pensare non sia completamente voluta, ma che sta già portando effetti negativi a tutti i prodotti Apple e andrà a farlo pure sui visori, che per rendere al meglio nell’esperienza d’uso dovranno necessariamente fare affidamento sull’AI.

La mente torna al 4 ottobre 2011, a quel keynote svolto nell’allora quartier generale della mela, a One Infinite Loop. Un evento che si ricorda come il primo di Tim Cook in veste di CEO e l’ultimo con Steve Jobs ancora in vita, che purtroppo morì poche ore dopo. Si ricorda pure il lancio dell’iPhone 4S in tale occasione, ma soprattutto di Siri, assistente vocale frutto di un’intelligente acquisizione effettuata da Apple l’anno prima, con ampio uso del linguaggio naturale ed una voce di risposta tutt’altro che robotica. Fu una rivoluzione in quel momento, qualcosa che non esisteva nel mondo Android né tantomeno in quello Windows, almeno non dimostrando tali capacità. Apple, e Jobs come uno dei suoi ultimi lasciti, sembravano aver fatto centro di nuovo.

Ciò che appariva come l’inizio dell’ascesa di un brillante prodotto, in grado di offrire esperienze uniche ai suoi utenti e un vantaggio competitivo ad Apple nei confronti della concorrenza, si è rivelato invece il suo stesso zenit. Da lì in poi, Siri ha conosciuto dei miglioramenti piuttosto magri di sostanza, senza evoluzioni rilevanti. Nel frattempo, Google prima e Amazon poi non sono state a guardare, rispondendo nel giro di poco tempo con potenti assistenti vocali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: se Alexa e l’Assistente Google, pur non esenti da criticità, raccolgono oggi i favori del pubblico, Siri è spesso oggetto di scherno a causa della sua incapacità talvolta dimostrata nel dare buon esito persino a semplici richieste.

Infine arrivano Dall-E e soprattutto ChatGPT alla fine dello scorso anno, che colgono tutti di sorpresa sparigliando le carte. Quest’ultimo è una sorta di chatbot evoluto (tecnicamente LLM) in grado non solo di fornire assistenza all’utente su specifici compiti, ma di intrattenere conversazioni “quasi umane”, dare consigli dettagliati su vari argomenti, realizzare porzioni di codice sorgente per software e siti nonché addirittura testi interi. Non ricordo se Maurizio ha mai svelato questa cosa, ma su SaggiaMente qualche mese fa ha fatto l’esperimento di pubblicare un articolo in larga parte realizzato da ChatGPT (con minori correzioni) per vedere se qualcuno se ne sarebbe accorto. Spoiler: non è successo.

Vero che spesso si assiste ad autentici strafalcioni in quanto prodotto dal bot, ma fanno parte di una tecnologia ancora in sviluppo e che già ora è in grado di stupire nella forma non ancora matura. Le menti buone nei laboratori di OpenAI non mancano e nemmeno i fondi, visto che Microsoft ne ha acquisito il 49% a suon di miliardi di $.

Microsoft è l’altra realtà ferita nella battaglia dell’assistenza virtuale. Se c’è chi ha fatto peggio di Siri, è Cortana. Un servizio su cui sono andate tante ambizioni in quel di Redmond, ma mai decollato e ormai nascosto in un angolino di Windows, da attivare manualmente se proprio ci si vuole rendere conto che ormai più di dire qualche barzelletta poco divertente non riesce. Al contrario di Apple, tuttavia, il colosso guidato da Stata Nadella ha scelto di reagire e preparato negli anni la sua rivincita. Perché sì, il 49% di OpenAI è stato acquisito ad inizio di quest’anno, ma i primi investimenti sono stati fatti nel 2019. Ora passano all’incasso, non ancora quello economico ma sicuramente tecnico.

Le prime integrazioni di Dall-E e ChatGPT nei prodotti Microsoft, come Bing, sono state interessanti fino ad un certo punto. Hanno senz’altro ridato vigore ad un prodotto – il motore di ricerca Bing, appunto – che non ha mai davvero spiccato il volo pur essendo economicamente in attivo, ma anche dimostrato qualche falla nella foga d’implementarli, sotto forma di conversazioni non proprio edificanti che Microsoft sta cercando di eliminare correggendo il tiro. Ma si sono trattati di showcase in attesa di ciò che è stato dimostrato giovedì, ossia Copilot.

Il nome dirà sicuramente qualcosa ai programmatori che fanno uso di un altro degli innumerevoli servizi incorporati nel mondo Microsoft, ossia GitHub. Proprio lì, a dire il vero, si è assistito alla prima messa in pratica della collaborazione con OpenAI: integrato con vari ambienti di programmazione, tra cui quello di casa, Visual Studio, ha il compito di aiutare a correggere errori nel codice o automatizzarne il completamento con un buon livello di precisione già al primo tentativo. Il nuovo Copilot appena presentato si rivolge invece alla galassia delle app Microsoft 365, quelle che precedentemente componevano la suite Office. Come si vede dall’animazione soprastante, basta dare in pasto al bot una breve traccia testuale, qualche file da analizzare se disponibile, ed è in grado di redigere un documento Word completo. Gli stessi principi di automatismo possono essere applicati a tabelle e grafici Excel, presentazioni PowerPoint, mail in Outlook, conversazioni su Teams ed altro ancora. Un sistema che a regime farà la gioia di tanti uffici, soprattutto nelle funzioni di vendite (il sottoscritto alza la manina) e marketing, per le enormi potenzialità di accelerare le parti più di routine del lavoro quotidiano. Non si tratta di una semplice demo, Copilot è già in test presso 20 aziende a livello globale e ci sono state anche dimostrazioni in tempo reale dedicate per la stampa di settore.

Le doti scenografiche di Microsoft non sono certo quelle di Apple, ma si resta altrettanto a bocca aperta pensando alle prospettive pratiche di una soluzione del genere, di cui si stanno sicuramente facendo considerazioni non solo tecnologiche – aspetti qui volutamente tralasciati per non allungare troppo – ma che piaccia o no arriverà per restare ed è lecito aspettarsi si estenderà nel corso del tempo pure agli ambiti consumer (già durante il breve evento di giovedì s’è visto un assaggio), così come in Windows. Nadella e soci non avranno peraltro l’esclusiva: anche Google ci sta lavorando alacremente su. Come si suol dire, la domanda sorge spontanea: Apple dov’è?

Non voglio credere che John Giannandrea sia stato scippato nel 2018 a Google e messo negli alti ranghi della leadership solo per realizzare quanto visto. Non voglio credere che il bengodi di hardware portato dall’era Apple Silicon, a partire dai Neural Engine, resterà sfruttato a poco più del minimo delle potenzialità. Non voglio credere che i piani per Siri guardino solamente adesso a migliorie e per giunta, almeno a breve termine, apparentemente legati a far dire barzellette migliori o impostare timer sulla Apple TV. Cook sta per andare a combattere una battaglia, quella della realtà mista, con una bella armatura scintillante ed una spada spezzata e logora. Cosa che Google e Microsoft hanno già capito in tempo, preferendo ritirarsi provvisoriamente dal campo per forgiare e collaudare la loro nuova spada, ovvero l’AI, prima di ripensare ai visori. Servirebbero correttivi urgenti, ma anche se li stessero applicando, come suggerito da alcuni rumor, ci vorrà tempo per vederli in azione. Già che alla prossima WWDC si battesse un colpo sulla questione sarebbe comunque incoraggiante.

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Giovanni "il Razziatore"

Deputy - Ho a che fare con i computer da quando avevo 7 anni. Uso quotidianamente OS X dal 2011, ma non ho abbandonato Windows. Su mobile Android come principale e iOS su iPad. Scrivo su quasi tutto ciò che riguarda la tecnologia.

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