Una delle novità più discusse di Mountain Lion è certamente Gatekeeper. Descritta da Apple come funzionalità antimalware, definita da altri come feature liberticida e volta a rendere OS X chiuso come iOS e ristretto alle sole applicazioni approvate dall'azienda di Cupertino. Andiamo a capire come funziona per poter avere una idea migliore sulla sua natura.

Il funzionamento di Gatekeeper è piuttosto semplice, da spiegare: essenzialmente, è un sistema di blocco a più strati. Tre sono le opzioni presentate: la prima consente di installare applicazioni solo dal Mac App Store; la seconda affianca alle apps dello Store altre installabili grazie a una apposita firma digitale, fornita da Apple previa approvazione; la terza è quella più libera e consente di procedere come si è fatto sinora, utilizzando qualsiasi metodo di installazione. Di default viene impostata la seconda opzione (anche se nel mio caso con sorpresa era già impostato su "Dovunque". Vediamo cosa succede con una applicazione priva di firma digitale. Supponiamo di voler installare Echofon. Al momento il software non si è ancora adeguato alla nuova condizione posta da Gatekeeper: del resto, è comprensibile, Mountain Lion non uscirà prima dell'estate inoltrata, dunque ogni produttore avrà i suoi tempi per richiedere la firma digitale necessaria (solo una applicazione, PDFPen, si è già adeguata, come riporta Cult Of Mac. Ecco qua l'effetto che si ottiene con Gatekeeper impostato sull'opzione "Mac App Store e sviluppatori identificati", o anche su quella più restrittiva che limita al solo Store:

Non essendo provvisto della firma digitale fornita da Apple, il software è classificata come "non riconosciuto" e il suo avvio inibito. Volendo, per le applicazioni che ci sono più necessarie, ci basterà aprire l'applicazione mediante CTRL-Click e premendo su Apri. La finestra che verrà mostrata sarà la seguente:

Premiamo "Apri", inseriamo la nostra password utente e l'applicazione sarà aperta. L'operazione non dovrà essere rifatta ogni volta: con questa approvazione manuale, Gatekeeper inserisce il software in una sorta di whitelist, acconsentendo così a un uso continuo. Superfluo dire che impostando le preferenze sulla terza opzione, "Dovunque", non sussisteranno le condizioni descritte sopra e il software si aprirà senza richieste di conferma né di password.

Alla luce del suo funzionamento che abbiamo qui illustrato, Gatekeeper può essere considerata una feature amica dell'utente o nemica della libertà d'uso? Potenzialmente, nella forma presentata da Mountain Lion, è solo una feature amica, in quanto dà una ulteriore protezione contro programmi malevoli, che non saranno (o quantomeno non dovrebbero essere) mai approvati da Apple con firma digitale, ed è configurabile a proprio piacimento. Detto ciò, è bene comunque tenere sott'occhio la situazione: così come si presenta è più che soddisfacente, Gatekeeper, ma non vorremmo pensare che sia un preludio a misure decisamente più drastiche e più iOS-like in future versioni di OS X. Ci ritroveremo a fare il jailbreak anche sui Mac? Al momento possiamo stare tranquilli e non pensarci, l'importante è che ciò rimanga sempre formulato come domanda e non diventi una affermazione.

Concludiamo citando per i più curiosi che Gatekeeper, in realtà, è già presente in Lion dalla 10.7.3, seppur molto nascosto. Per abilitarlo, bisogna infatti passare dal Terminale e digitare:

sudo spctl --enable

Una volta inserita la password utente, Gatekeeper risulterà abilitato anche sull'attuale versione di OS X. Il funzionamento è identico a quello della funzionalità inclusa in Mountain Lion. Per disabilitarlo è necessario sostituire "enable" con "disable". Sconsigliamo comunque di abilitarla, in quanto attualmente è di poca utilità e condizionerebbe pesantemente l'esperienza d'uso in Lion: al più suggeriamo di utilizzarla per una prova e poi disabilitarla.