Sia prima che durante la WWDC 2016, uno dei punti su cui Apple ha insistito nel presentare le novità dell'App Store destinate agli sviluppatori è stato il più rapido processo di approvazione, che garantisce il via libera a gran parte delle app sottoposte entro 48 ore. Maggiore velocità non significa però regole meno stringenti: su quelle anche la nuova gestione di Phil Schiller è stata categorica nel confermare lo status quo. Non di rado, a seguito di mancate approvazioni, scoppiano accese discussioni tra Apple e gli sviluppatori, piccoli e grandi. Il caso più recente è quello di Spotify, che come riporta Recode ha inviato una lettera non proprio amichevole ai legali di Cupertino.

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Secondo quanto afferma l'azienda svedese, Apple avrebbe rifiutato il benestare a un recente aggiornamento dell'app a causa del suo sistema di abbonamenti. L'azienda guidata da Tim Cook spingerebbe infatti per il ritorno della loro sottoscrizione in-app, passando dunque per la fatturazione tramite App Store; la rimozione è lo strascico di un'altra polemica di lunga data, con Spotify che ha sempre consigliato di attivare il piano Premium dal proprio sito web e non tramite l'applicazione, scoraggiando ulteriormente con un prezzo maggiore (la differenza copriva il 30% trattenuto da Apple). Questo nuovo episodio viene interpretato non solo come una forzatura per avvantaggiare l'App Store, ma anche il servizio di casa, Apple Music, configurando dunque un comportamento anti-concorrenziale.

La risposta di Apple non si è fatta attendere, per bocca, anzi tastiera, del suo principale avvocato, Bruce Sewell (via BuzzFeed). Nella sua versione dei fatti, è Spotify ad aver assunto un atteggiamento non collaborativo, richiedendo l'esenzione da regole applicate a qualsiasi applicazione e servizio presente sull'App Store. Nonostante la competizione, Apple non usa le sue piattaforme per ostacolare i servizi rivali, inclusi quelli di Amazon e Google. Il prosieguo della lettera conferma che la mancata approvazione è da attribuirsi alle modifiche effettuate da Spotify nell'app per l'accesso al servizio, aggirando i meccanismi in-app previsti. I contatti per risolvere la situazione sono in corso sin dal 26 maggio, finora senza successo: l'aggiornamento proposto da Spotify continua a violare il regolamento dell'App Store. Sewell rincara ancor di più la dose, sostenendo che pure la versione pubblicamente disponibile commette infrazioni.

Due posizioni agli antipodi, all'apparenza tese a non concedere all'altra nemmeno un margine di trattativa. Difficile dire come possa proseguire la vicenda, con Apple che procede su una linea ancor più dura rimuovendo Spotify dallo Store sino all'arrivo di un aggiornamento conforme, oppure la stessa Spotify che in segno di sfida ritira l'app, o ancora la capitolazione col reintegro degli abbonamenti in-app (è praticamente da escludere un quarto scenario in cui capitolino da One Infinite Loop, dato che creerebbe un importante precedente). L'unica speranza è che, come purtroppo spesso avviene, non ci vada di mezzo l'utente in questa ennesima scaramuccia tra giganti.