Apple vede il suo Watch non solo come un compendio indossabile all'iPhone, per la consultazione rapida di notifiche e lo scambio di comunicazioni vocali, ma anche e forse in modo particolare come un dispositivo per migliorare il benessere psicofisico dell'utente. La nuova grande sfida intrapresa in quel di Cupertino riguarderebbe il controllo del diabete, attraverso un avanzato sensore che permetterebbe analisi accurate dei livelli di glucosio evitando la poco piacevole operazione di pungersi per ottenere un campione di sangue. Un progetto ambizioso già in fase di test sul campo e che prevederebbe un nome eccellente tra le "cavie": lo stesso Tim Cook.

Come riporta CNBC, il CEO di Apple starebbe attivamente provando il nuovo misuratore, anche al di fuori dell'azienda. La descrizione che ne viene fatta è di uno strumento attualmente separato dall'Apple Watch, cui rimane comunque costantemente connesso. È plausibile che in questa fase, gli ingegneri hardware preferiscano effettuare test approfonditi al fine di essere sicuri se integrarlo nel dispositivo principale oppure ritornare in laboratorio perfezionandolo in vista di un'altra successiva generazione di Watch.

Che la mela stia a tutti gli effetti vagliando un prodotto simile non è però solo la CNBC a sostenerlo, ma Cook stesso. Parlando agli studenti dell'università di Glasgow, dove ha ricevuto una laurea honoris causa, ha esplicitamente ammesso di aver indossato nelle settimane precedenti un accessorio per la misurazione glicemica, guardandosi però bene dallo specificare se fosse di produzione Apple oppure altrui. In questo modo ha potuto capire l'andamento del glucosio nel sangue e apportare di conseguenza modifiche alla sua alimentazione al fine di evitare pericolosi scompensi. A tal proposito, Cook ha sottolineato pure l'importanza preventiva che un prodotto del genere può avere, permettendo all'utente di reagire prima che si manifesti la malattia. Tutte prospettive che col futuro Apple Watch potrebbero influenzare in modo significativo il mercato dei wearable e soprattutto cambiare positivamente la vita quotidiana di milioni di persone diabetiche, rendendo se non altro meno invasiva la convivenza con la malattia.